L’Italia nero su bianco

Cogne-bis: Anna Maria Franzoni va processata per calunnia

Posted in Cronaca by ommaigod on April 21, 2009
E’ questa la richiesta dei due Pm torinesi, Loreto e Ferrando. L’avvocato Taormina non processabile perché “in buona fede”

L’arresto di Anna Maria Franzoni nella sua casa sull’appennino bolognese

TORINO, 20 APR. 2009 – Un nuovo processo per Anna Maria Franzoni: è questa la richiesta che due pm della procura di Torino, Anna Maria Loreto e Giuseppe Ferrando, oggi hanno ripetuto all’udienza preliminare per il caso Cogne-bis.
La donna, condannata per l’assassinio brutale del propriio stesso figlioletto Samuele, deve rispondere di calunnia per un tentativo di manipolare la scena del delitto. La proposta di rinvio a giudizio (per frode processuale) riguarda anche un fotografo svizzero dell’istituto di polizia scientifica di Losanna, Eric Durst, che il 28 luglio 2004, due anni dopo la morte di Samuele, fece parte della folta squadra di esperti che l’allora avvocato difensore della Franzoni, Carlo Taormina, mandò a Cogne per un sopralluogo: sua è l’impronta che, trovata sullo stipite di una porta dopo il test del luminol, fu presa come spunto per riaprire la caccia all’assassino e per adombrare persino il nome di un possibile colpevole alternativo, il valdostano Ulisse Guichardaz.
Le difese hanno chiesto al gup Alessandra Bassi (che deciderà il 13 maggio) una sentenza di “non luogo a procedere”, vale a dire un proscioglimento immediato. Durst, seguito dall’avvocato Cesare Zaccone, in una breve dichiarazione spontanea ha detto di avere commesso “un errore involontario”. Diversa è la posizione della mamma di Cogne (tutelata da Paola Savio e Lorenzo Imperato). La Franzoni, nel 2004, firmò la denuncia in cui si parlava di Guichardaz, ma essendo stata proclamata responsabile del delitto dalla Cassazione, sapeva di stare accusando un innocente: ecco perché è scattata la calunnia. Savio e Imperato usano diversi argomenti per smontare questa tesi. In primo luogo, Guichardaz non è mai stato inquisito per il delitto. Una perizia ha detto che la Franzoni potrebbe avere ucciso il figlio in preda a uno stato di alterazione mentale e che quindi non era consapevole. Tante altre persone, infine, avevano lavorato con lei alla fantomatica seconda soluzione: e lei non fu nemmeno la vera protagonista. All’inizio, in effetti, gli indagati erano una dozzina. Poi, per quasi tutti, è arrivata la richiesta di archiviazione. Taormina non ha calunniato in quanto, come spiegò lui stesso ai pm, credeva in buona fede che la Franzoni sarebbe stata scagionata. E i suoi collaboratori, nonostante gli errori “inescusabili”, l’”imbarazzante pressapochismo” e le negligenze “macroscopiche” (parole della procura), non avevano “propositi fraudolenti”. Rimane solo Durst, che oggi, in aula, ha preso la parola per scusarsi: “Quella sera – ha spiegato – è possibile che entrando, uscendo o lavorando vicino alla porta l’abbia toccata senza volerlo con la mano sinistra. Ho fatto un errore e sono desolato. Ma non avevo nessuna intenzione e nessun interesse a modificare lo stato dei luoghi”.

CRONACA: Cogne-bis: Anna Maria Franzoni va processata per calunnia.

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«Cadute anche le case nuove» Il bluff dei palazzi anti-sismici

Posted in Uncategorized by ommaigod on April 7, 2009

L’AQUILA – Le parole che fanno più male: «Un terremo­to così in California non avrebbe provocato nemmeno un morto». Le pronuncia Franco Barberi, presidente della Commissione grandi ri­schi. Poco prima il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialen­te, ha lanciato il suo allarme: «Qui sono cadute anche le ca­se nuove». E allora Barberi passa all’attacco: «Se è vero che anche edifici che avrebbe­ro dovuto essere costruiti in base alle normative antisismi­che hanno subito danni irra­gionevoli — spiega —, allora si pone il problema del con­trollo della qualità delle co­struzioni. In particolare per le strutture pubbliche e strategi­che: ospedali, scuole, edifici del governo». E invece: l’ospe­dale, un presidio che non do­vrebbe solo restare in piedi ma anche funzionare in emer­genza, è stato evacuato e di­chiarato inagibile. La Casa del­lo Studente, costruita a metà degli anni Sessanta è crollata. Come l’hotel «Duca degli Abruzzi», che non era in un palazzo di pietra antica ed è collassato, si è accartocciato su se stesso. O la chiesa di Tempera, a sette chilometri dall’Aquila, che era un edifi­cio moderno. E i tanti palazzi dei quartieri periferici, case da edilizia popolare, non abi­tazioni vecchie di secoli: con i muri crepati, gli androni in marmo sventrati.

Insomma, a L’Aquila non sono crollate sol­tanto le vecchie case in pietra del centro storico: il terremo­to ha distrutto o danneggiato in modo tale da renderli inabi­tabili anche palazzi moderni. Non è solo un problema del­l’Aquila né dell’Abruzzo, che pure è zona ad elevato rischio sismico. Secondo le ultime stime, in Italia ci sarebbero al­meno 75-80 mila edifici pub­blici da consolidare: 22 mila edifici scolastici sono in zone sismiche, 16 mila in zone ad alto rischio. Circa 9 mila non sono costruiti con criteri anti­sismici moderni. Gian Miche­le Calvi, ordinario di Costru­zione in zona sismica dell’Uni­versità di Pavia e presidente del Centro europeo di ricerca e formazione in ingegneria si­smica: «Se non investiamo nella messa in sicurezza degli edifici, continueremo ad ave­re morti. È scandaloso». Il Consiglio nazionale degli architetti invoca un piano ur­gente di messa in sicurezza di ampie parti delle nostre cit­tà. Il presidente degli inge­gneri, Paolo Stefanelli, spiega che «tutti gli edifici costruiti negli anni 50-60, a causa del tipo di cemento armato usa­to, sono a rischio sismico in un tempo che va dai 5 ai 30 anni. Lo abbiamo detto tante volte, inascoltati. A oggi man­ca ancora una norma che ren­da obbligatorio il monitorag­gio sul tempo di vita delle co­struzioni ».

Però manca dav­vero solo quella, perché di norme sull’edilizia antisismi­ca l’Italia ne ha quattro, tutte contemporaneamente in vi­gore. Il decreto ministeriale 16 gennaio 1996, intitolato «Norme tecniche per le co­struzioni in zona sismica» e seguito, dopo il terremoto del 2003 in Molise, dall’ordi­nanza della Protezione civile numero 3274, che ha rimap­pato e riqualificato il territo­rio nazionale, aggiungendo zone sismiche o elevandone la classe. E poi da altri due de­creti, uno del 2005, l’ultimo del 2008, che si chiama «Nuo­ve norme tecniche per le co­struzioni in zona sismica». Leggi tecniche, moderne. Poi ci sono le costruzioni. I progetti, i materiali usati, le strutture. Nelle case in cemen­to armato degli anni Sessanta si usavano i tondini a barra li­scia, oggi esistono quelli con barre ad aderenza migliorata, che legano meglio con il cal­cestruzzo. Chissà com’erano quelli della casa di via XX Set­tembre, nel centro dell’Aqui­la, che adesso è un mucchio di rovine alto due metri e mezzo.

Mario Porqueddu
Il presidente della Commissione grandi rischi: «Si pone il problema della qualità delle costruzioni» [Il corriere della Sera]

«Cadute anche le case nuove» Il bluff dei palazzi anti-sismici

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Viareggio, tre neonati morti: sospeso primario al “Versilia”

Posted in Quello che tutto il mondo ci invidia by ommaigod on November 1, 2008

La decisione dell’assessore regionale Rossi dopo i tre decessi negli ultimi 18 giorni. L’ospedale: «Fatalità»

VIAREGGIO - Tre neonati morti in 18 giorni all’ospedale Versilia di Viareggio: una macchia per una struttura considerata punta di eccellenza della sanità toscana, e così il primario del reparto di ostetricia, Giovanni Paolo Cima, viene sospeso. La decisione, presa dall’assessore regionale alla salute, Enrico Rossi, è scattata a seguito del terzo decesso, avvenuto venerdì mattina dopo un parto cesareo. La madre, 26 anni, sana e alla prima gravidanza, era alla 36/ma settimana di gestazione: il parto è cominciato in maniera naturale, poi sono sopraggiunte complicazioni, il distacco della placenta e la necessità del cesareo. Il bambino è nato in sofferenza, è stato rianimato, ha superato la crisi ma dopo due ore dal ricovero nell’unità di terapia neonatale è morto.

OTTOBRE NERO – È l’«ottobre nero» del reparto di ostetricia e arriva dopo due anni di parti senza problemi che avevano alimentato la fama di una struttura altamente professionale che in cinque anni è passata da 950 a 1600 parti. «Tragica concatenazione di eventi», dicono all’ospedale. «Tragica sequenza», aggiungono. I precedenti intorno alla metà di ottobre. Il 14, con cesareo, viene estratto un bimbo già morto, il decesso potrebbe essere avvenuto per il distacco della placenta durante il travaglio indotto. Il 17, con parto naturale, nasce un bambino già morto: inutile il tentativo di rianimarlo per 12 minuti. Scatta l’indagine interna, i bimbi vengono sottoposti ad autopsia (sarà compiuta anche sul terzo bambino), ma dopo il terzo caso l’assessore Rossi alza la sorveglianza e sabato mattina invia all’ospedale gli esperti del Centro gestione del rischio clinico: il dottor Riccardo Tartaglia e il professor Mauro Marchionni.

DECISIONE CAUTELATIVA – In attesa di avere più chiaro cosa sta accadendo nel reparto, Rossi prende le sue decisioni. «È evidente che le cause e le eventuali responsabilità dei fatti dovranno essere accertate in maniera puntuale e nei tempi minimi necessari. Chiedo intanto al direttore generale della Asl di Viareggio di sospendere in via temporanea e cautelativa il dirigente della struttura complessa di ostetricia dell’ospedale e – scrive Rossi – di sostituirlo con un altro dirigente, che si assuma la responsabilità della struttura allo scopo di rivedere radicalmente tutte le procedure in essere, verificandone la corrispondenza agli standard».

01 novembre 2008

Corriere della Sera

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Morti di amianto alla Goodyear di Latina – Condannati i dirigenti dell’azienda

Posted in Quello che tutto il mondo ci invidia by ommaigod on October 24, 2008

I vertici dell’ex stabilimento riconosciuti colpevoli per i decessi e le malattie di decine di operai

LATINA – Tutti condannati. Questa la decisione del giudice monocratico del Tribunale di Latina durante il processo di primo grado a carico di nove dirigenti della Goodyear che sono stati ai vertici dell’azienda negli ultimi quarant’anni. L’accusa è di omicidio colposo plurimo e lesioni plurime aggravate a danno di decine di ex dipendenti dello stabilimento di Cisterna di Latina, morti o malati di patologie tumorali riconducibili alle sostanze utilizzate, in scarse condizioni di sicurezza, nel sito produttivo pontino. Le pene vanno da 4 anni e 8 mesi per gli amministratori delegati agli 11 mesi per i direttori dello stabilimento: nove dirigenti in tutto. Concessa inoltre una provvisionale di 40mila euro per i familiari di ciascuna vittima.

«SENTENZA SENZA PRECEDENTI» – L’avvocato Luigi Di Mambro, a capo del gruppo dei legali che ha assistito le famiglie delle vittime per la parte civile, parla di «sentenza senza precedenti in Italia». Tutto era legato, ha spiegato l’avvocato, a «stabilire il nesso di causalità tra le malattie contratte e i tumori, cosa che è stata dimostrata dalle perizie, in aula ed è riconosciuta dalla sentenza». Con lui hanno lavorato in questi anni gli avvocati Michela Luison e Mario Battisti: «È una giornata importante che ripaga il nostro impegno». «Sono molto soddisfatto – dice tra le lacrime Valerio Bagialemani, presidente del comitato dei familiari delle vittime della Goodyear – volevamo stabilire un principio e l’abbiamo fatto, nessuno ci restituirà mai i nostri cari ma questa battaglia è stata fatta in loro memoria»

Da Il Corriere della Sera la notizia qui

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Di Pietro Padre Padrone come Mastella e Pecoraro Scanio

Posted in Uncategorized by ommaigod on October 23, 2008

Cristiano Di Pietro, il figlio di primo letto del grande capo Idv è l’astro nascente del partito e il nuovo «boss» .

Attualmente Di Pietro jr, 34 anni, è consigliere provinciale Idv a Campobasso, naturalmente capogruppo, consigliere comunale a Montenero di Bisaccia, dipietropoli, e sicuro candidato alle regionali del 2011.

Cariche indossate “a cipolla” proprio come il leader del oramai “compianto” partito dei “Verdi”.

In più è di fatto il coordinatore ombra dell’Idv nella regione, nel senso che un coordinatore ufficiale c’era, il senatore Giuseppe Astore (ex dcdi lunga esperienza politica), ma si è dimesso proprio per via del pupillo. Ora al suo posto c’è un coordinatore più allineato (ma un importante esponente dell’Idv corregge: «appiattito»).

Come Berlusconi cura la “comunicazione a doppio binario” cosi Tonino, ha ben capito che c’era uno spazio vuoto tra i delusi del nostro paese e ci si è piazzato comodamente, cavalcando l’indignazione, ma alla stretta dei fatti usando le stesse logiche di sempre.

Oltre ad Antocri, la società immobiliare intestata ai figli, che sta comprando beni immobili in tutta italia fittandoli al partito, troviamo il solito familismo, ben celato, per il quale abbiamo crocifisso Mastella e Pecoraro Scanio.

Solo che la mggiorparte dei “colions” ancora non sa.

Di Pietro Padre Padrone come Mastella e Pecoraro Scanio

via Napoliaffari: Di Pietro Padre Padrone come Mastella e Pecoraro Scanio

Meetups di Beppe Grillo, fine di un sogno

Posted in Uncategorized by ommaigod on May 16, 2008

Come  previsto tutti i movimenti, senza uno sbocco, dopo un po implodono su se stessi, così succede al movimento dei Meetups di Grillo, che oltre a due Platonici quanto inconcludenti VDay, che hanno registrato una buona partecipazione popolare sulla scia di un malcontento diffuso, non hanno saputo dare risposte politiche all’emergenza democratica Italiana.

Con il primo V day abbiamo alimentato il camino di Marino per un bel po, con il secondo ci faranno camionate di carta igienica in quanto incostituzionali.

Il problema è la composizione di quei gruppi, troppo spesso affollati da anarcoidi, che cercano solo un bersaglio dove sfogare le proprie frustrazioni, il tutto senza una proposta alternativa, il tutto rimanendo bendati, (spesso leggete sono dei nomi come nick name mai dei cognomi).

La proposta è andare oltre Grillo, selezionando dei gruppi attivi iniziali con persone di capacità e talento nei vari campi.

Il primo evento il 28 Giugno.

STAY TUNED

LA PERMAFLEX DI LICIO GELLI

Posted in Uncategorized by ommaigod on December 31, 2007

Da Licio Gelli a Giacomo Riina un pezzo di storia italiana lungo 50 anni ha viaggiato disteso sul più comodo e pubblicizzato dei materassi nazionali, il Permaflex a molle dell’omino in pigiama.

Figura chiave di una avventura iniziata nel 1952 è Giovanni Pofferi, un commerciante ambulante che nel primo dopo guerra vendeva formaggi nella bassa Toscana, e che subito dopo scopre il business degli stracci, roba che non si paga ma che qualcuno però compra. Dagli stracci ai materassi di lana il passo è breve. Pofferi è un vulcano. Ed è un bell’uomo .”Sembrava Amedeo Nazzari” ricorda qualcuno che lo ricorda al principio degli anni 50.
Poi il bel Giovanni incontra e sposa una nobildonna toscana che lo introduce in ambienti per lui fin o allora sconosciuti. Conosce Augusto Fontani e quando questi di ritorno da un viaggio negli Stati Uniti gli racconta di certi materassi a molle inventati dagli americani, Giovanni Pofferi abituato a riempire di lana i materassi, commenta: ” Forti ’sti Americani vendono l’aria”. Ma l’idea funziona.
Nella primavera del 1952 quattro materassi a molle con il nome Piumaflex vengono presentati alla fiera campionaria di Milano. Il brevetto delle 167 molle che tengono insieme il materasso è firmato dall’ingegnere Santini. Il primo stabilimento lo mettono su a Calenzano, si chiama Uno Più viaggiano su e giù per l’Italia, tra mercati e fiere di paese, secondo l’idea madre dell’ambulante Pofferi convinto che la gente debba toccare con mano la merce da comprare. Pochi mesi più tardi siamo nel dicembre 1953, il tandem Pofferi – Fantoni inaugura il primo punto vendita di materassi a molle nella centralissima via San Quintino a Torino. E’ un successo. Subito dopo altri punti vendita vengono aperti a Milano, Bologna, Napoli e Palermo. Un trionfo. Viene inaugurato un nuovo stabilimento a Pistoia, che produce una linea di mobili e materassi per le cliniche. E’ allora che Gianni Pofferi conosce Licio Gelli: è la svolta.
Il 27 novembre 1956 nasce il marchio Permaflex, con un logo disegnato nello studio Tosta di Bologna. Gelli trova subito i contatti giusti e Permaflex sbarca a Frosinone, in area di cassa per il Mezzogiorno.
Il” venerabile” è direttore dello stabilimento ciociaro.
Un gruppetto di bambini scatenati balla tutte le sere, a Carosello, su un materasso a molle Permaflex mentre una voce fuori campo li accompagna intonando l’indimenticabile ” bidibodibu”.
E’ il boom del materasso che entra in tutte le case italiane.
Nei primissimi anni 70′ il fatturato annuo della Permaflex si aggira sui 100 miliardi di lire. Ma allora Licio Gelli se n’era già andato sbattendo la porta, non prima di aver procurato all’azienda contratti per la fornitura di materassi in tutte le carceri italiane, commesse per l’esercito e per gli ospedali. La morte della Permaflex si è palesata con l’uscita di scena dell’intrapprendente e futuro Venerabile Maestro dalla società.
Durante la sua direzione nello stabilimento di Frosinone era sempre stato un via vai di politici ministri, vescovi e generali. Poi è la crisi. Fantoni se ne va. I Pofferi si trasferiscono all’estero. Naturalmente Gelli nello stesso tempo diventerà l’uomo più ricco e potente d’Italia
L’azienda si barcamena come può. Fino al 1996, quando l’industriale napoletano Raffaele Veneruso, già acquirente di un’azienda appartenuta a Pofferi, l’aeronautica Avion-interiors, acquista anche la Permaflex, trasferendo nelle sue mani l’impero aziendale dei Pofferi. La promessa è quella di un rilancio.
Nei primi mesi del 97 azienda e sindacati siglano un accordo che prevede l’investimento di 12 miliardi in 24 mesi e una produzione di 250 mila reti e 300 mila materassi l’anno. Invece soltanto pochi mesi dopo arrivano le prime quattro settimane di casa integrazione.
Già a dicembre 1997 viene interrotta la produzione . Nel febbraio del 1999 la società sposta la propria sede da Frosinone a Latina, dove non ha nemmeno un ufficio né un telefono.
Perché? Il 20 luglio la Permaflex SPA che intanto è diventata Flex SPA, avanza al tribunale di Latina la richiesta di ammissione alla procedura di concordato preventivo. Presto fatto.
Il 27 luglio la richiesta viene accolta. Le garanzie che la società offre per fronteggiare una voragine di 60 miliardi, sono costituite dagli immobili di Frosinone e Pistoia e soprattutto da un preliminare accordo sottoscritto con Pac 2000, del gruppo Conad, disposta ad offrire circa 30 miliardi per gli stabilimenti di Frosinone e Pistoia, ma ad un patto. Che il comune di Frosinone conceda il cambio di destinazione dell’ area, trasformandola da industriale in commerciale.
Un affare colossale per gli acquirenti, ma se si vogliono salvare i creditori e garantire il posto di lavoro ai 256 cassaintegrati, non c’è altra via d’uscita. Ma non è semplice: trasformare quell’area come vorrebbe Pac2000 significherebbe pregiudicare l’assetto della grande distribuzione di Frosinone almeno per i prossimi vent’anni a tutto danno degli insediamenti già presenti.
Un’idea che nel capoluogo ciociaro non può passare, e che probabilmente il tribunale di Frosinone non avrebbe mai accettato come presupposto per l’ammissione al concordato preventivo. Ecco perché il trasferimento di sede a Latina. Intranto il commissario giudiziale della Flex scopre che alla vigilia della richiesta di concordato preventivo la nuda proprietà dei marchi Permaflex e ondaflex era stata ceduta alla Eminflex Servicios e Investimentos Lda di Giacomo Commendatore, dalla famiglia citata in un rapporto del 1997 a cura del ministero dell’interno come una delle centrali criminose dell’Emilia Romagna, riconducibile al clan di Giacomo Riina, boss mafioso di Corleone finito a Budrio nel 1982 per ordine del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto. Giacomo Riina che diventa il contabile della Eminflex, Budrio che è il punto di partenza delle fortune del marchio con l’ elefantino, quello dell’azienda che commercia materassi con il sistema della televendita. Contemporaneamente la Permaflex cede anche il diritto d’uso dei suoi marchi stavolta alla lussemburghese Europartimmo S.A. La cessione della nuda proprietà dei marchi ha ufficialmente fruttato 4 miliardi alla Flex SPA, ma quando la procura della repubblica di Latina ha cominciato a mettere il naso negli affari della Flex, gli investigatori della guardia di finanza non avevano potuto fare a meno di domandare al signor Giacomo Commendatore perché avesse speso del denaro per un marchio che non avrebbe potuto usare. “Ho accettato di firmare quel preliminare” aveva spiegato l’imprenditore catanese” solo dopo aver avuto la certezza della possibilità di acquisto, per il tramite della lussemburghese F&R International del diritto di uno dei marchi di cui stiamo parlando”.
E c’è riuscito perché la pubblicità Permaflex _Eminflex viaggia insieme sulle reti FININVEST. Come c’era riuscito? Il 3 agosto 99 la F&R International aveva acquistato dalla Airtrade Ltd il 100% delle azioni della Europartimmo SS. al prezzo di 9,5 miliardi di lire.
Questa complessa operazione viene effettuata tra società off/Shore, tutte aventi sede in paradisi fiscali; la Europartimmo viene costituita nel giugno 1998, soltanto quattro mesi prima dell’acquisto del diritto d’uso dei marchi Permaflex e Ondaflex; la Airtrade Ltd società venditrice delle azioni Europartimmo alla F&R International s.a ha sede in Tartola, Road Tawn, Isole Vergini Britanniche, ossia nella stessa località dove ha sede la Flightequipment & marketing Ltd, società off-shore facente capo alla famiglia Veneruso; il pagamento del prezzo (9,5 miliardi) viene effettuato dalla società acquirente alla venditrice con l’intervento di un istituto di credito lussemburghese che opera sulla stesa piazza della banca di Roma fideiussore del finanziamento di originari 10,5 milioni di Us $ erogato alla Aviointeriors SPA di Latina dalla banca di Roma di Francoforte. Per i magistrati di Latina che indagano sul caso Flex ce n’è abbastanza per formare il legittimo convincimento che ci si trovi in presenza di un operazione fraudolenta posta in essere al solo fine di sottrarre attivo ai creditori della procedura concorsuale che di lì a poco sarebbe stata avviata. I 4 miliardi provento della cessione della nuda proprietà dei marchi ci sono, li ha vincolati il commissario giudiziale , ma i circa 10 miliardi dell’operazione sottostante la vendita del diritto d’uso sono spariti. La Procura della Repubblica di Latina chiede la declaratoria di fallimento. Ma il cambio di sede a Latina non era stato casuale. Cominciano una serie di rinvii che tengono il giudice delegato lontano dalla pronuncia sulla richiesta di fallimento, ed anche dalla decisione sulla omologa del concordato o meno. Persino il commissario giudiziale della Flex si esprime ripetutamente per il fallimento. Niente. L’affare del cambio di destinazione d’uso nell’area dello stabilimento di Frosinone è troppo appetibile. Si temporeggia all’infinito.
Finché una settimana fa assumendo da solo l’iniziativa, il giudice Guido Cerasoli convoca una seduta collegiale e dichiara fallita la Flex. E’ la fine in agguato c’è ora un’ipotesi di bancarotta . L’omino in pigiama è sempre lì che dorme , un omino in sonno avrebbe detto l’ex direttore e gran maestro Licio Gelli e la Eminflex continua le sue televendite, quel miracolo che ha consentito all’azienda di Giacomo Commendatore di veder lievitare il fatturato dai 14 miliardi del 1990 ai 118 del 1994 con un incremento del 60 per cento. Un miracolo reso possibile grazie all’approdo di quella che era una volta una piccola e sconosciuta azienda alla Pubblitalia di Marcello Dell’Utri.
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Gli anni 60

Gli anni 60, ancora qualche “Fiat topolino” in giro, ce l’aveva mio padre. Ci sarò salito un paio di volte prima che la vendesse per comprare una 850 “Giannini” usata, targata Roma, bianca. Della fiat Topolino ricordo che era decappottabile, e puzzava della nicotina che mio padre e quelli che l’avevano posseduta prima di lui, negli anni 40 e 50, avevano provveduto ad impregnarla. Solo dopo ho collegato quella macchina agli eventi storici accaduti in Italia, la liberazione, il dopoguerra, l’occupazione Americana (mio Padre mi parlava sempre della cioccolata che i soldati Americani dispensavano a tutti i bambini del suo paese).  Ricordo le gomme Brooklyn che avrebbero dovuto far vincere una MiniCooper  ed altri 1.000.360 premi gustolungo.jpg

http://www.pagine70.com/vmnews/wmview.php?ArtID=211

Hello world!

Posted in Uncategorized by ommaigod on February 24, 2007

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